Incontriamo oggi Maria Teresa Landi e Luciana Tola autrici del libro Lorenzo allo Specchio edito da Giovane Holden Editore, per scoprire qualcosa in più.
- Viani è un pezzo importante dell’identità viareggina, e il vostro libro lo mette in evidenza. Qual è, secondo voi, il lascito più significativo che l’artista ha lasciato alla città, e come lo possiamo ritrovare oggi?
Viani e Viareggio, un binomio inscindibile. Chi, meglio di Lorenzo, è riuscito a cogliere l’anima autentica della città, quella della Darsena vecchia, con le vedove del mare e i vageri, gente d’onore e di rispetto, verso cui sentiva una profonda vicinanza? Sono passate molte lune prima che i Viareggini riscoprissero il valore dell’artista, oggi annoverato tra i più significativi del primo Novecento, eppure le sue opere tengono in vita un mondo di valori e una città scomparsa da tempo, soffocata, come tante altre, da un progresso omologante, capace di distruggerne l’identità. Spirito indipendente, Viani non ha voluto creare una scuola, ma è questo il suo regalo più importante: essere la memoria storica di Viareggio.
- Il libro è un omaggio alle radici di Viareggio. Quale messaggio volete lanciare ai lettori viareggini e ai turisti che vogliono scoprire l’anima più autentica della città?
Vero, il nostro libro vuol essere un omaggio a Viareggio e alle sue radici, così ben rivisitate nelle opere di Viani. Vuole rendere omaggio a entrambi, ma non solo: per amare una città e un artista bisogna conoscerli a fondo. Il nostro libro si offre al Viareggino e al turista come uno strumento agile e piacevole per fare amicizia con chi, con la poesia del cuore, ha colto l’anima profonda della sua città. Quel Lorenzaccio che in una lettera del 12 marzo 1912 scriveva:
Io vivo qua dove c’è la meraviglia di Dio. Le dune gialle, il mare bleu, il cielo bianco, le vele di tutti i colori, la pineta di un verde impossibile e i marinai solidi come teste di Andrea del Castagno o di Mantegna, le opere solenni del piccolo porto, i rimorchi dei trabaccoli, la pesca della sciabica, l’attesa…
- Il rapporto tra l’artista e la sua città è spesso conflittuale. In che modo Viani, un “genio controverso” e a volte “osannato e bistrattato”, ha rappresentato questa dualità nel suo lavoro e nella sua vita?
Periodo complesso e confuso quello in cui vive il Nostro, che, dopo gli eroici furori della gioventù anarchica, vede sfumare sulle rocce del Carso i propri ideali. Al ritorno, disilluso e amareggiato, si crogiola nella breve illusione dell’uomo nuovo, per ritrovarsi presto in pieno fascismo a dover fronteggiare scelte difficili e contraddittorie. Osannato e bistrattato come pochi, ha scelto la via del Buen Retiro: rinunciare alla politica attiva per difendere sé stesso e la propria famiglia dall’arroganza del regime e al tempo stesso godere dei significativi vantaggi offerti da personaggi importanti, come Ciarlantini, Leonzi e lo stesso Mussolini. Una scelta pagata nel dopoguerra con lunghi anni di Damnatio Memoriae.
- L’editore ha scelto di pubblicare il libro proprio perché con sede a Viareggio. Cosa significa per voi, autrici e cittadine, veder nascere quest’opera nella vostra città e cosa rappresenta per la comunità locale?
Per chi come noi scrive traendo da sempre ispirazione dalla storia di Viareggio e della Versilia, l’appuntamento con Lorenzo Viani era ineludibile. Il momento giusto per pagare questo debito ci è stato offerto dalla recente mostra, D’annunzio e Viani, l’eterna inquietudine, in quanto occasione di riscoperta di un artista tanto importante quanto misconosciuto. Sì, perché di Viani poco sanno molti tra gli stessi Viareggini, ai quali prima di tutto intende rivolgersi la nostra biografia romanzata nella speranza di offrire loro una piacevole alternativa al saggio e far conoscere meglio il loro illustre concittadino. Un regalo dunque alla comunità locale e soprattutto ai nostri giovani, custodi della memoria.