Condividiamo da lanuovaecologia.it
Alcuni attivisti di Greenpeace hanno bloccato due navi cargo in uno dei porti più importanti al mondo per l’esportazione di carbone. Sono accusati di reati “marine related” per “pratiche pericolose” in mare
Trentadue manifestanti sono stati arrestati sabato e domenica scorsi nel porto di Newcastle a nord di Sydney, uno dei maggiori porti al mondo per l’esportazione di carbone, mentre bloccavano due navi cargo durante una grande protesta per il clima. Sono accusati di reati “marine related” per “pratiche pericolose” in mare dalla polizia del New South Wales.
Gli organizzatori del gruppo Rising Tide rivendicano le proteste, portate avanti da una flottiglia di 50 kayak con quasi 100 manifestanti a bordo, che sono entrati nei canali di navigazione e hanno costretto due navi carboniere a tornare al largo invece di entrare nel porto.
Greenpeace riporta che alcuni attivisti hanno risalito il bordo della nave Yangze 16 e dispiegato uno striscione con le parole “Phase out coal and gas”. In risposta all’iniziativa, riferisce il gruppo ambientalista, “la polizia ha raggiunto in elicottero il ponte della nave e arrestato due manifestanti dopo un’azione di sette ore”.
“Come terza più grande esportatrice al mondo di combustibili fossili, l’Australia svolge un ruolo smisurato nella crisi climatica”, ha dichiarato Joe Rafalowicz di Greenpeace Australia Pacific, che ha esortato il governo laburista di Anthony Albanese a stabilire una scadenza per l’eliminazione graduale di carbone e gas e a mettere fine all’approvazione di nuovi progetti di combustibili fossili.
Il parlamento australiano ha approvato ieri leggi ambientali che impongono a nuovi progetti di forte emissione di gas serra di rendere noti i livelli delle emissioni stesse e i propri obiettivi di riduzioni dell’inquinamento. Nonostante i forti investimenti nel settore rinnovabile, l’Australia rimane finora dipendente per la sua crescita da un’economia basata sui combustibili fossili.