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La Commissione Ue manda una lettera di messa in mora a Roma e altre 18 capitali. Due mesi per rispondere. La direttiva Epbd punta a decarbonizzare il patrimonio edilizio entro il 2050. I nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2030, mentre per quelli di proprietà pubblica la scadenza è fissata al 2028. Legambiente e Kyoto club: “Ritardo ingiustificabile”
La Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia e altri 18 altri Paesi Ue – incluse Francia e Germania – per non aver presentato il proprio piano nazionale di ristrutturazione degli edifici richiesto dalla direttiva “case green” entro la scadenza del 31 dicembre 2025. Gli Stati destinatari hanno ora due mesi di tempo per rispondere alle lettere di costituzione in mora. In assenza di una “risposta soddisfacente”, Bruxelles potrà decidere di portare avanti l’iter d’infrazione inviando un parere motivato.
I piani nazionali di ristrutturazione sono previsti dalla direttiva case green come tabelle di marcia per contribuire all’obiettivo di decarbonizzare il patrimonio edilizio entro il 2050. Entro fine 2025, i Ventisette avrebbero dovuto inviare a Bruxelles la prima bozza di piano di ristrutturazione, che l’esecutivo Ue avrà sei mesi di tempo per valutare e formulare raccomandazioni. Entro fine dicembre 2026 le capitali dovranno inviare a Bruxelles la versione definitiva delle tabelle di marcia. I piani devono includere una panoramica del patrimonio edilizio nazionale per i diversi tipi di edifici, una tabella di marcia con obiettivi stabiliti a livello nazionale per il 2030, il 2040 e il 2050, una panoramica delle politiche e delle misure da mettere in campo e le esigenze di investimento e delle fonti di finanziamento per la sua attuazione.
Il commento di Legambiente e Kyoto Club
“La procedura d’infrazione avviata dall’Ue nei confronti dell’Italia per non avere presentato, a tre mesi dalla scadenza, la bozza di Piano di riqualificazione degli edifici a partire da quelli nelle peggiori classi energetiche, come richiesto dalla Direttiva Case Green (EPBD), è un grave campanello d’allarme. I ritardi dell’Italia – commentano Legambiente e Kyoto Club – sono gravi e confermano quanto ormai denunciamo da tempo: questo Governo non sa vedere e cogliere le opportunità che un’efficace politica sull’efficienza energetica rappresenterebbero per il nostro sistema, e sta intraprendendo una strada ben diversa rispetto a quella tracciata dall’Europa. L’Italia registra infatti un deficit di politiche e di strategia di efficienza per gli edifici, sia pubblici che privati, lasciando le famiglie in balia dei prezzi energetici. Il Paese, inoltre, è fortemente dipendente dal gas fossile mentre le rinnovabili ed efficienza, vero volano e motore della nostra Penisola, portatrici di pace e garanti di indipendenza energetica, subiscono gravi ritardi e rallentamenti come denunciato con il report “Scacco Matto alle rinnovabili”. La strategia politica energetica adottata da Governo sembra, dunque, davvero miope, anche alla luce dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente che non hanno fatto che aumentare il costo dei combustibili fossili”.
“Alla luce di ciò e anche se il nostro Paese ha due mesi di tempo per rispondere in modo soddisfacente alla Commissione Europea sul mancato rispetto della scadenza, insieme agli altri 19 Paesi europei – Belgio, Rep. Ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Svezia – che non hanno presentato il piano, è urgente – aggiungono le due associazioni – che il Governo si impegni a presentare al più presto la bozza del piano di riqualificazione degli edifici, sentendo anche le parti interessate. La scadenza da non saltare è quella di dicembre 2026 entro la quale il Governo dovrà presentare il Piano definitivo. Servono azioni immediate e risposte certe, solo così si potranno aiutare davvero le famiglie, che oggi sono costrette a pagare bollette esorbitanti e a vivere in case sempre meno dignitose. Il diritto a Vivere in Classe A è per tutti e tutte. Il Governo Meloni batta un colpo!”
Legambiente e Kyoto Club da tre anni portano avanti la campagna nazionale #perunsaltodiclasse finalizzata proprio a stimolare il Paese verso politiche e azioni concrete sia per il recepimento della Direttiva Case Green ma anche di contrasto e mitigazione a quelli che potranno essere gli effetti dell’entrata in vigore dell’ETS2.
Le due associazioni aggiungono: “Invece di impegnare il nostro Paese verso obiettivi e soluzioni che avranno solo la conseguenza di aumentare i costi energetici, vedi le ultime dichiarazioni del Ministro Pichetto Fratin sul nucleare e il raggiungimento di 16 GW di potenza, sarebbe meglio che il Governo e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica diano risposte concrete alla lotta contro i cambiamenti climatici e alla riduzione delle bollette, considerando che il nostro settore edilizio consuma quasi il 50% del gas utilizzato nel nostro Paese. Non si tratta di obiettivi irrealistici, se l’Italia iniziasse a pensare davvero a politiche strutturali mettendo in campo risorse, competenze e conoscenze che non mancano la riqualificazione edilizia in chiave energetica diventerebbe una risposta utile e concreta alla dipendenza del gas, alla riduzione dei costi per le famiglie e alla creazione di migliaia di nuovi posti lavoro”.
Cosa prevede la direttiva Epbd, “case green”
La svolta dell’Unione europea sulle emissioni degli edifici pubblici e privati punta all’obiettivo di decarbonizzare il patrimonio edilizio entro il 2050. I nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2030, mentre per quelli di proprietà pubblica la scadenza è fissata al 2028. Il piano per le case green fissa inoltre una serie di target di ristrutturazione per gli edifici con le peggiori prestazioni energetiche: almeno il 16% – rispetto al 2020 – degli edifici pubblici con le peggiori prestazioni andrà ristrutturato entro il 2030 e il 26% entro il 2033.