Luglio 20, 2024

Premessa

PREMESSA*

La “Questione Versilia” e la “Città ripensata”

Molti sono gli elementi potenzialmente forti e caratterizzanti di una terra bella e complicata come la Versilia.

Molteplici e variegate possono essere le basi di partenza dalle quali avviare un’approfondita analisi della realtà versiliese e per trarre da questa gli spunti fondamentali per una strategia di governo volta al benessere delle comunità e alla valorizzazione e tutela dell’immenso patrimonio ambientale, paesaggistico, storico, artistico e culturale che ci è stato donato dalla natura e dalle generazioni che ci hanno preceduto.

Tra i tanti, possibili, punti di partenza che possiamo scegliere, credo possa essere utile iniziare la nostra riflessione dal punto di vista della “geografia umana”. Questa, infatti, studia la distribuzione degli uomini sulla Terra e la maniera in cui essi vi vivono.

La specie umana vive in ecosistema e, attraverso le proprie scelte, prodotte da innumerevoli decisioni di singoli e di gruppi, finisce per produrre un certo ordinamento spaziale, un’organizzazione regionale: tutto ciò avviene secondo logiche che sono definite dal modo in cui gli uomini concepiscono il mondo, gli attribuiscono un senso e, di conseguenza, lo modificano.

La geografia umana utilizza strumenti di analisi di diverso genere: quello naturalistico, quando si tratta di vedere come l’uomo s’inserisca, interagisca e modifichi le piramidi naturali; quello sociologico, dell’economia e della scienza politica, quando si tratta di comprendere i rapporti fra gli individui nella loro ricerca di prestigio, potere e ricchezza. Per valutare, invece, le reazioni degli uomini all’ambiente naturale è utile servirsi della psicologia, ma i suggerimenti più preziosi vengono dalla storia delle idee, dalla filosofia e dallo studio delle rappresentazioni collettive.

Certo, in piena pandemia mondiale da Covid19, sicuramente si rende necessaria una ben più seria riflessione sul destino dell’umanità e del pianeta e una presa di coscienza meno “furbetta” e opportunista da parte dei detentori del potere reale politico, economico e finanziario rispetto a quella che è stata rivolta, fino a pochi mesi, nei confronti del movimento ecologista giovanile che si è riconosciuto, a livello mondiale, nella battaglia iniziata e condotta da Greta Thunberg. 

Non bastano più, evidentemente, un buffetto sulla guancia o una pacca sulla spalla e neanche un ipotetico Premio Nobel per la Pace a ribaltare il destino dell’umanità: ci vogliono Governi forti e consapevoli, ci vorrebbe, dalle nostre parti un’Europa vera e, soprattutto, ci vorrebbero classi dirigenti, non solo politiche, all’altezza.

Chiaro che o si decide di cambiare dopo un così grande shock o si rischia di non cambiare mai più e di distruggere il futuro delle generazioni future. E se non si decidesse di cambiare, in meglio, adesso questo certificherebbe la totale imbecillità della nostra specie.

Ma per tornare al locale, cioè all’ambito di analisi che ci siamo perimetrati per questo lavoro, è bene precisare, prima di entrare nel merito, cioè prima di cominciare a rileggere e riscrivere le nostre schede, che affrontare la “Questione Versilia” oggi significa leggere e interpretare in modo unitario le complesse articolazioni territoriali, umane, sociali, storiche, economiche e culturali che dalle vette delle Apuane scivolano fino al Lago di Massaciuccoli e alla macchia mediterranea che separa Torre del Lago da Migliarino. Ma significa anche e maggiormente porsi il problema di collocare l’intero territorio della Versilia all’interno del più ampio comprensorio della Provincia di Lucca e di evidenziare le profonde interrelazioni che ne discendono.

Significa, ancor più, mettere in relazione tutta la nostra riflessione con l’Area Vasta della Costa Toscana nord-occidentale che tante competenze ha assunto nel corso degli ultimi decenni e che ancor più ne assumerà nel medio termine.

Diventa così abbastanza semplice capire che, dobbiamo dare impronta unitaria alle strategie di governo della Versilia invertendo la rotta da “sovranisti di quartiere” che le ultime Amministrazioni Comunali di Viareggio, Pietrasanta, Massarosa e Forte dei Marmi hanno imposto, progressivamente, ai destini amministrativi versiliesi, provocando in questo modo l’anacronistica distruzione di tutte o quasi tutte le esperienze di stretta collaborazione e di fusione di servizi tra i nostri sette comuni e innescando un ridicolo teatrino di picche e ripicche tra Sindaci e territori confinanti, di gare a chi emette lo strillo più acuto benché inascoltabile perché comunque soffocato dai ben più gravi rumori di questo tempo che sta cambiando la storia di tutti noi e che, ovviamente, è totalmente indifferente e sordo nei confronti delle beghe da pollaio di personaggi minori.

È comunque evidente che in questo 2020, a differenza di tre anni, fa dobbiamo prendere atto del sostanziale depotenziamento dell’Unione dei Comuni della Versilia e della soppressione della Società della Salute che, in quanto “strumento”, poteva essere certamente cambiata, eliminata o sostituita, ma non senza aver prima pensato e costruito una valida alternativa.

Invece, ad oggi, non c’è traccia di un barlume di pensiero razionale da parte degli amministratori pubblici locali di come dovrebbe essere, del valore che dovrebbe avere e di quante energie dovrebbero essere dedicate al sistema sociosanitario integrato territoriale.

Cioè siamo in totale assenza di quelle valutazioni che dovrebbero vedere congiuntamente impegnati Comuni e Asl nelle azioni di sollievo al disagio di tutte le fasce più deboli e fragili della popolazione: disabilità, non autosufficienza, salute mentale, dipendenze, violenze su minori, violenze di genere, presidi territoriali per la bassa intensità sanitaria, per le lungo degenze, per le cure terminali.

Tutti cose che devastano e frantumano la vita delle persone e delle famiglie e ai quali gli amministratori pubblici inconsapevoli dedicano meno attenzioni e risorse, tanto umane, economiche o comunicative, di quelle dedicate alla pulizia di parchi e giardini.

Quelle cose di cui si sente parlare soltanto dopo che sono scoppiati i bubboni!

Come, in queste settimane di pandemia, quando in tv lo scienziato di turno sentenzia che “è mancato il territorio”: ecco, questa frase, “è mancato il territorio”, è quanto dichiarava, è quanto temeva e tristemente profetizzava una ristretta cerchia di persone che leggeva la crescita esponenziale nella società contemporanea dei bisogni legati all’indebolimento del tessuto sociale, all’impoverimento di larghe fasce di popolazione e anche alla frammentazione dei tessuti familiari e delle reti sociali di sostegno alle persone.

“Manca il territorio” significa anche che, quando c’è bisogno, cioè adesso! non si riesce a trovare un supporto adeguato allo stress fortissimo e prolungato del sistema sanitario pubblico dell’alta intensità.

Andatelo a raccontare, adesso, a quelli che dicevano che le Società della Salute erano un carrozzone …

Chiaro che chi scrive o partecipa alla scrittura di questo testo ha come punto di riferimento l’obbligo politico, culturale e sociale di costruire una Versilia fatta di sette Comuni; auspica che i comuni più piccoli abbiano, un giorno, l’intelligenza di fondersi per creare comuni più grandi e forti, attrezzati a navigare il mare di questo tempo nuovo e difficile; vuole che la pianificazione delle strategie amministrative sui grandi temi che incidono sul destino delle future generazioni avvenga almeno sulla base territoriale dell’Ambito Ottimale della Versilia; partecipa al tentativo di creare in Versilia e per la Versilia una classe dirigente politica, imprenditoriale, sindacale, culturale che sia capace di superare e sconfiggere i campanilismi e gli interessi rivolti al mantenimento di minuscoli ambiti di potere per fare della nostra intera comunità versiliese una realtà coesa, forte, autorevole, adeguata alle sfide del futuro.

Ecco che, oggi più che mai, è necessario spingersi verso terre ancora poco conosciute come, ad esempio, la riflessione sul tema della fusione tra comuni la cui dimensione demografica risulta troppo esigua, la redazione di un “piano strutturale” e di un “piano operativo unico” per la Versilia, e la realizzazione di un “piano territoriale di salute” calzato sull’ambito territoriale della zona distretto e proiettato alla totale integrazione dei servizi sociosanitari.

Perché un’organizzazione per schede?

Perché le schede, pensate materialmente dentro uno schedario, ordinate alfabeticamente o per materia, ci permettono un approccio immediato e pratico: possono essere estratte al bisogno, rivalutate, annotate, integrate, modificate; si può pensare di tirare un rigo sopra una frase o un’opinione divenuta ormai superata o messa in crisi da una riflessione nuova e più approfondita.

Le schede servono a fissare un punto, un pensiero, un indirizzo, ma non sono dogmatiche: nascono per partecipare ad una evoluzione, ad un percorso di crescita collettivo.

Alcune schede hanno già un buon livello di approfondimento, altre sono poco più che appunti, post-it, note da sviluppare più avanti e con migliore organicità, altre schede non ci sono proprio, vanno pensate e scritte: sappiamo che lo schedario può contenerne molte di più.

Tutte le schede hanno bisogno del contributo di conoscenze superiori, di esperti, di persone che vivono con intensità questo o quell’aspetto della vita versiliese.

Le schede possono facilmente passare di mano in mano, si usurano, possono essere copiate, riscritte, modificate da nuove mani, con calligrafie differenti, con penne dai colori diversi.

Le schede, domani, ci ricorderanno il tempo che è passato, ci mostreranno la strada fatta, ci aiuteranno a maturare nuove idee e ci consentiranno, appunto, di aggiungere allo schedario nuovi argomenti, nuovi temi che oggi non riusciamo a immaginare.

*In grassetto le parti aggiunte o modificate rispetto alla II edizione