Febbraio 6, 2023

SCHEDA 4 – Politiche per la salute

Ormai da tempo è patrimonio condiviso in tutti gli ambienti scientifici che l’aspetto sanitario è solo una parte dell’ampio universo che forma e condiziona la salute delle comunità e che le scelte dei singoli individui (stili di vita), delle industrie e delle pubbliche amministrazioni (urbanistica, ambiente, cultura, sociale, formazione, sport, ecc.) incidono in modo determinante sullo stato e sulla qualità della salute delle comunità.

L’obiettivo della pubblica amministrazione deve essere quello di migliorare progressivamente la qualità della vita dei cittadini, di creare le condizioni per la diffusione del benessere: se vogliamo che ciò accada sull’intero territorio della Versilia dobbiamo tutti impegnarci per creare un comune progetto per lo sviluppo locale, dobbiamo condividere le strategie di governo del territorio e insieme scegliere e attuare il sistema dei servizi rivolti ai cittadini della Versilia e, sempre insieme, valorizzare esperienze e risorse locali.

La Salute di una Comunità e di una Cittadinanza dipende principalmente da fattori socio-economici e dagli stili di vita personali e collettivi, mentre i servizi sanitari incidono solo per il 10-15 %.

I determinanti di salute si suddividono in “non modificabili”, come la genetica, il sesso, l’età, e in “modificabili”.

Di questi ultimi fanno parte

  • la situazione socioeconomica, come ad esempio il reddito, l’occupazione, l’esclusione, il contesto sociale, le disuguaglianze socio-economiche;
  • le condizioni ambientali, quali la qualità dell’aria, dell’acqua, degli alimenti,
  • le condizioni sociali diffuse: ambiente sociale e culturale, scolarizzazione, presenza di luoghi di socializzazione e formazione, presenza di istituzioni scolastiche e formative, attività e impianti sportivi, presenza di biblioteche, teatri, cinema;
  • gli stili di vita, vale a dire alimentazione, attività fisica, fumo, alcool, attività sessuale, farmaci;
  • la facilità di accessibilità ai servizi quali istruzione, servizi sanitari, servizi sociali, trasporti, attività produttive;
  • le scelte delle Istituzioni pubbliche nazionali, regionali e locali.

Se la sanità è un insieme di politiche e di scelte programmatiche, organizzative e gestionali, la Salute è un insieme di politiche personali e collettive di tipo ambientale, sociale, culturale, sanitario capaci di migliorare gli standard di vita positiva dei cittadini.

E’ necessario, dunque, al fine di incidere positivamente sulla qualità della Salute, un rinnovato ruolo da protagonista dei Comuni che sappiano operare in stretta sinergia e unità d’intenti con il sistema dei servizi sanitari e con la Regione.

Agire in termini positivi sulla salute e sul benessere dei cittadini significa attuare buone pratiche e buone politiche nelle scelte urbanistiche, ambientali, nella elaborazione dei piani commerciali, dei piani formativi, dei progetti di area (provinciali e regionali), delle politiche per la casa, per lo sport, per la scuola, per la cultura, per i giovani, per gli anziani, dei piani per la mobilità, il traffico, i parcheggi.

Grazie ad un vasto movimento di partecipazione, coesione, cooperazione è possibile compiere scelte atte a migliorare la salute dei cittadini e ridurre le disuguaglianze.

Agire in termini positivi sulla salute e sul benessere dei cittadini significa anche saper leggere e interpretare, seppur ancora pienamente ed emotivamente coinvolti, il drammatico fenomeno della pandemia che ha colpito l’unamità a livello planetario a partire dal gennaio 2020.

Escludendo negazionisti, antivaccinisti, terrapiattisti e tutto il resto del pensiero irrazionale possibile, ogni persona consapevole può valutare in modo assai semplice che:

  • La pandemia ha colto alla sprovvista ogni tipo di sistema sanitario nazionale;
  • Nessun sistema sanitario di nessun Paese del mondo era preparato ad affrontare un fenomeno di questo tipo;
  • La produzione del miglior vaccino possibile contro il covid-19 metterà l’umanità al sicuro da qualsiasi altro tipo di pandemia possibile;
  • Nessuno può ragionevolmente affermare che non sia possibile anche a breve, anche a catena in successione non si possano ripetere epidemie di questo tipo o virali o batteriche;
  • Per quanto orrenda nello sterminio di popolazione anziana e/o fragile la pandemia da Covid-19 non è impensabile che un altro evento pandemico possa colpire altre fasce di età della popolazione mondiale;

Detto questo la riflessione, credo, dovrebbe spostarsi sul tema di come possono essere affrontati eventi di questo tipo.

Va sottolineato, a questo proposito, che il tema non è nuovo né per i Governanti né per la comunità scientifica se è vero com’è vero che negli ultimi decenni abbiamo visto l’ Ebola, l’HIV/AIDS, la SARS, la MERS, l’aviaria, l’influenza suina e che questi fenomeni sembrano comparire con sempre maggiore frequenza.

Al tempo stesso non possiamo tacere il fatto che almeno dal 2005 la minaccia mortale di una pandemia era ritenuta ben più che possibile  e che già allora era ben chiaro che un evento pandemico avrebbe potuto uccidre milioni di persone e, allo stesso tempo, avrebbe potuto far collassare l’economia.

E’ di quel periodo il “Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale”  redatto adl nostro Ministero della salute. Questo documento definiva obiettivi ed attività da realizzare per evitare di trovarci travolti dalla pandemia, ma è stato evidentemente disatteso e dimenticato.

Ovvio che molte cose nella gestione della sanità pubblica dovranno da subito radicalmente cambiare molte cose, a maggior ragione se arriveranno un bel giorno le risorse del Recovery Fund e del MES.

Personalmente ritengo che il modello di gestione affidato alle Regioni abbia fallito almeno per i seguenti, fondamentali effetti prodotti:

  1. La sperequazione nella qualità dell’offerta tra le diverse regioni;
  2. La facilità di infiltrazioni di interessi, quando non di concussioni e corruzioni, favorite anche dal ristretto ambiente regionale;
  3. La diversità di modelli di sanità pubblica messi in campo dalle differenti realtà regionali;
  4. La frequente conflittualità tra poteri contrapposti: Stato – Regioni.
  5. La generalizzata difficoltà a realizzare modelli funzionali di prossimità assistenziale, di medicina d’iniziativa e di agire sulla dimensione territoriale integrando servizi sanitari, servizi socio-sanitari e servizi sociali.

Generalizzando e tagliando i problemi con l’ascia, ma senza rischiare di andare troppo lontano dal vero possiamo dire che la sanità pubblica e la medicina territoriale sono state, negli ultimi anni, troppo penalizzate dalla “ideologia” del risparmio da chi ha confuso, più o meno volutamente i “costi della politica” e la lotta agli stipendi di politici e alti dirigenti pubblici con la “spesa pubblica” cioè, a ben guardare con gli “investimenti in servizi pubbilci indifferibili”.

La follia demagogica che non ha rincorso legittimamente nel merito gli sprechi, i privilegi immotivati, le corruzioni, gli sperperi, quasi mai l’evasione fiscale, chissà perché, ma si è scagliata a prescindere contro tutti i costi della spesa pubblica, azzannando a casaccio dove capitava,è la mamma o il babbo, scegliete voi, dei tagli che hanno finito di mettere in ginocchio la sanità pubblica, i servizi sociali pubblici, la scuola pubblica, la sicurezza pubblica, ecc., ecc., ecc.

Tornando a parlare di salute e sanità e continuando a parlare, per brevità, con assiomi si può a buon diritto dire che, dopo aver scelto, da molte parti, come modello ideale di sanità pubblica quello per Alta Intensità, abbiamo frose un po’ troppo trascurato di rafforzare le strutture territoriali e quelle per l’integrazione.

Dovremo adesso fare in modo di rafforzare la rete dei medici sul territorio.

Quanti medici igienisti abbiamo?

Quanti ne servono?

Questi per condurre le analisi epidemiologiche dovrebbero lavorare in modo sistematico con i medici di medicina genarale MMG e far parte delle Aggregazioni Funzionali. Territoriali (AFT) e trovare la loro funzionalità organizzativa nella Case della Salute.

Dovremo rafforzare la rete delle RSA ricordandoci che il valore delle quote sanitarie e sociali non può essere bloccato a dieci anni fa, perché quel valore corrisponde alla cifra economica che le RSA possono investire per il benessere e la salute dei loro ospiti.

Sono questi pochi, insufficienti, cenni che spero riescano almeno ad accendere una luca su un tema che, da tutti i punti di vista, è vitale per il futuro dell’umanità.

Nei prossimi anni i Comuni Versiliesi dovranno avere la capacità e la volontà di partecipare, con convinzione, decisione e coerenza, a questo importante salto di qualità dai cui esiti dipende molto del futuro della nostra terra.

Il nostro Paese sta cercando di uscire, dopo la crisi economica e finanziaria internazionale, dalla pandemia

senza disperdere l’unità del tessuto sociale e culturale che sta alla base della Nazione e, al tempo stesso, ha l’obbligo di migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi sociali e sociosanitari nei confronti dei soggetti

deboli della popolazione. In questo settore il tema centrale da affrontare e risolvere positivamente è quello del processo di fusione programmatica e operativa dei servizi socio assistenziali comunali con i servizi socio-sanitari di territorio. Questo tema è fortemente legato e connesso anche alla questione centrale della sostenibilità qualitativa ed economica delle cure per tutti i cittadini.

La sanità ospedaliera soffre e spende di più se i servizi territoriali sono assenti, carenti e male organizzati. Gli investimenti in servizi sulle cure domiciliari, sulla residenzialità per non autosufficienti, sulla residenzialità intermedia e sullo sviluppo di nuove tecnologie come la telemedicina sono fondamentali per garantire ai soggetti deboli cure adeguate e, al tempo stesso, per rendere migliore e meno dispendiosa la sanità ospedaliera. Preso atto che circa il 38% dei cittadini italiani soffre di una patologia cronica, che negli ultimi decenni si è avuto, in Italia, un sensibile aumento dell’aspettativa di vita alla nascita, che sono in aumento gli ultra ottantacinquenni e che il modello di famiglia si è frammentato rispetto al passato, si

comprende come i temi in campo siano di assoluta importanza e urgenza.

Oggi il tessuto sociale italiano rischia di subire un ulteriore aumento delle diseguaglianze e di creare sempre maggiori difficoltà ai cittadini meno tutelati nell’accesso alle cure e ai servizi.

Per questo diventa centrale affrontare, programmare e finanziare in modo unitario le risposte ai bisogni sanitari, sociosanitari e sociali creando livelli decisionali unitari e, possibilmente, anche centri di spesa unici attraverso i quali AUSL e Comuni possano generare le condizioni e gli strumenti d’intervento più efficaci e più efficienti a vantaggio dei servizi per i cittadini gravati da problematiche e cronicità che oltrepassano il confine virtuale tra sociale e sanitario.

Il ruolo dei Sindaci nella tutela della salute e dei diritti dei cittadini dovrà essere svolto in ambito Versiliese nel contesto della Zona Distretto e conferenza dei Sindaci di Zona, per quanto riguarda invece le politiche di territorio nell’ambito della “Conferenza aziendale dei Sindaci” che sarà, a sua volta, composta dai Sindaci Presidenti delle conferenze zonali (o delle Società della salute) e che, ovviamente, si occuperà delle scelte di programmazione di Area Vasta. Dentro questi organismi i rappresentanti dei cittadini versiliesi avranno il compito di tutelare e migliorare i servizi sanitari e sociosanitari del nostro territorio. Meglio lo potranno fare se più forte e grande saranno la conoscenza, la vigilanza e la consapevolezza dei politici e dei cittadini della Versilia.

Andranno combattute e sconfitte la tendenze e gli interessi volti a rompere l’assetto unitario dei Comuni Versiliesi nella gestione dei Servizi Sociali che, al contrario, avrebbero bisogno di scelte ancora più decise e coraggiose in direzione della costituzione di un unico “Servizio Sociale integrato” di tutti i Comuni della Versilia.

Andranno scongiurate scelte di arretramento e di ritorno ad un improbabile passato che vagheggia

un “sovranismo comunale”: queste verrebbero pagate duramente, in primo luogo, dai Comuni con maggiori difficoltà finanziarie.

Ma soprattutto sarebbero i soggetti più fragili e deboli, coloro che più hanno bisogno di sostegno, che vedrebbero diminuire le possibilità di ottenere servizi efficaci ed equi.

Si devono dunque evitare scelte impulsive e umorali che potrebbero colpire duramente nel medio periodo anche il complessivo “sistema della salute e della tutela dei cittadini versiliesi”.

I Comuni della Versilia anche (soprattutto) su queste materie devono rigettare le inutili polemiche tra personalismi di politici faziosi: frazionare il nostro Ambito Ottimale comporterebbe inoltre l’isolamento della Versilia dal dibattito e dalle scelte relative alla riorganizzazione sanitaria della Asl della Toscana nordoccidentale.

Obiettivi

Partecipare attivamente, nell’ottica di Area Vasta della Costa Toscana, alla fase riforma della sanità pubblica del dopo pandemia.

Tutelare ed espandere l’esperienza e le eccellenze della sanità versiliese nel nuovo sistema di pianificazione di area Vasta.

Rafforzare le politiche di integrazione della zona distretto della Versilia.

Estendere l’integrazione tra i servizi sociosanitari e socioassistenziali territoriali.

Valorizzare e sviluppare l’esperienza delle Case della Salute.

Dare nuova vitalità, ruolo e importanza ai comitati di partecipazioni delle associazioni, cooperative e operatori.

Coinvolgere il territorio nelle scelte strategiche sulla salute.

Dialogare con gli operatori sanitari.

Estendere e ramificare le esperienze e le azioni per la diffusione dei buoni stili di vita e il contrasto alle dipendenze e all’emarginazione.

Rafforzare la medicina di prevenzione, la medicina del lavoro, la medicina di territorio e di prossimità e sperimentare nuovi servizi per le persone non autosufficienti e affette da malattie croniche.