Manuel Santini Il sarto di Gaza
Incontriamo Manuel Santini artista e musicista Versiliese che è appena uscito con un nuovo singolo “Il sarto di Gaza” che anticipa l’album Minosse in programma per novembre.
Lei è un viareggino molto noto in Versilia, in particolare per la sua prolifica produzione legata al Carnevale e alla cultura locale. Ora, con un singolo dal titolo così internazionale come “Il sarto di Gaza”, che tratta temi di risonanza mondiale, in che modo le sue radici versiliesi e l’esperienza creativa maturata qui (anche nel campo della satira e della tradizione popolare) influenzano oggi la sua scrittura e la sua sensibilità verso i grandi temi sociali?
Ho sempre cercato di guardarmi intorno, di imparare dagli altri e assorbire stili e contaminazioni. La Versilia se dovessi paragonarla a un elemento chimico è una terra rara. Ha regole diverse dall’atomo comune e non può essere paragonata ad altri elementi chimici per la sua unicità. Però ho sempre cercato di andare oltre, di cercare di guardare anche fuori dal “proprio orto” e negli ultimi anni, da quando ho pubblicato “Tutta colpa di Batman” mi sono reso conto che è bello, forse ancor più bello, scrivere di temi a più ampio respiro. Un po’ come se la Versilia fosse la miglior palestra, la gavetta più fortificante in assoluto, per poter uscire con la propria voce a parlare di temi internazionali.
“Il sarto di Gaza” è un inno alla fratellanza e contro ogni divisione. La Versilia è una terra di forti contrasti e di grande creatività. C’è un’immagine, un luogo o un ricordo specifico della nostra terra che lei ha inconsciamente “cucito” all’interno della metafora del sarto o nel desiderio di unione espresso dal brano?
Sì, ovviamente la non appartenenza di Viareggio nei comuni della Versilia è spesso un tema ricorrente per chi abita in questa terra. Nel nostro piccolo, fortunatamente, ci si limita a qualche sfotto’, ma pensandola in grande è facile capire come si possa essere in guerra tra “vicini”.
L’album si chiama “Minosse”, un chiaro riferimento a un giudizio e forse a un “inferno” moderno. Viareggio e la Versilia, tra bellezza naturale e complessità sociali, sono spesso descritte con toni epici o drammatici. Se dovesse trovare un “Minosse” o un “giudizio” tipico del nostro territorio che l’ha spinta a riflettere per questo album, quale sarebbe?
Ci si lamenta per ogni cosa, a maggior ragione oggi con questi social in cui tutti siamo autorizzati a commentare. Il viareggino, soprattutto, è noto per il suo continuo lamentarsi per ogni evento della città. Un ipotetico Minosse potrebbe moderare questo atteggiamento, ma non sono sicuro riuscirebbe nell’intento
Oltre alla musica e alla scrittura, sappiamo che lei ha diverse sfaccettature artistiche (e anche una professione “non artistica” che la lega al territorio). Come si concilia la necessità di comporre brani di impatto universale, che richiedono grande impegno emotivo e tempo, con la sua vita qui in Versilia? È un luogo che le dà la pace necessaria per la riflessione o che, al contrario, la “carica” di stimoli e urgenze creative?
La musica e l’arte in generale sono per me delle valvole di sfogo, delle terapie impalpabili e senza effetti indesiderati. Le responsabilità e l’impegno della sfera professionale sono sicuramente sostenuti da queste passioni che riescono a liberarmi dalle tensioni. Inoltre vivere in Versilia è una fortuna, anche se appena posso mi rifugio sul Lago di Garda che è come una seconda terra per me, dove riesco a passare i giorni in pieno relax e raccogliere spunti unici, tanto che il brano di chiusura di “Minosse” prenderà il nome proprio da uno dei paesi localizzati ai bordi del lago…