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Passa il provvedimento sul quale il governo ha posto la fiducia. Le ong ambientaliste: “solo con le rinnovabili si costruisce la sicurezza energetica”
La camera ha approvato la fiducia sul decreto bollette con 203 sì, 117 no. Il decreto contiene l’emendamento che proroga il phase-out e offre nuova vita alle centrali. Nelle intenzioni del governo, che sul provvedimento ha posto la fiducia, per far fronte alla crisi energetica in caso di emergenza si potrà continuare ad attingere al fossile più inquinante fino al 2038, 13 anni oltre la scadenza fissata dal Piano nazionale energia e clima, che prevedeva lo stop entro dicembre 2025. Il ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, difende la scelta: “Tutte le fonti di energia, almeno nell’immediato, devono essere utilizzate al meglio”. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha più volte indicato la volontà di mantenere “in riserva” le centrali di Brindisi e Civitavecchia. Attualmente, il ministero stima che i costi economici dell’utilizzo sarebbero sostenibili se il prezzo del gas salisse stabilmente sopra i 70 euro al megawattora, una soglia al momento lontana rispetto a circa 55 euro di questi ultimi giorni. L’unico modo al momento per far tornare conveniente il carbone sarebbe allentare la normativa sugli Ets, come richiesto dal governo italiano.
Le ong ambientaliste contrarie alla proroga delle centrali a carbone fino al 2038. “La sicurezza energetica si costruisce accelerando sulle rinnovabili”
Forum Diseguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Wwf esprimono in una nota congiunta “netta e ferma contrarietà all’approvazione dell’emendamento al cosiddetto Decreto Bollette che proroga al 2038 la chiusura delle centrali a carbone in Italia. Si tratta di una decisione grave, che contraddice apertamente gli impegni climatici assunti dal Paese e che interviene in modo repentino su un quadro programmatorio appena definito”.
“La Strategia Energetica del 2017 prima e il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec), recentemente adottato e modificato, indicava un percorso di uscita dal carbone entro tempi significativamente più ravvicinati, già al 2025 – scrivono le ong -. Smentire oggi quelle scelte, rappresenta un elemento di forte discontinuità istituzionale e mina la credibilità dello Stato nei confronti degli operatori, dei cittadini e delle istituzioni europee. Utilizzare l’emergenza energetica come giustificazione per il prolungamento del carbone appare una scelta strumentale, non supportata da alcuna evidenza tecnica”.
“La sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi si costruiscono, infatti, solamente accelerando la transizione verso fonti rinnovabili, sistemi di accumulo, efficienza energetica e reti moderne, non prolungando l’utilizzo delle fonti più dannose – prosegue la nota -. Guardando all’attuale conflitto e crisi energetica, infatti, l’Italia potrebbe ridurre la propria dipendenza dal gas del Qatar dell’85% in appena 12 mesi con investimenti mirati nei settori citati, senza dover ricorrere all’utilizzo di carbone né tantomeno a nuovi contratti per il gas fossile o nuove infrastrutture”.
Ecco, proroga carbone al 2038 è provocazione anti-Ue
“L’estensione del phase out del carbone dal 2025 al 2038 approvata in Parlamento è una mossa simbolicamente dannosa, ma di scarso impatto pratico, almeno per ora. Il Governo lo giustifica come un modo per mantenere disponibile la limitata capacità a carbone in caso di interruzioni delle forniture di gas o di prezzi insostenibili, come accaduto durante la crisi energetica del 2022, e non come un tentativo di reintrodurre il carbone nel mix energetico italiano. Tuttavia, secondo la nostra interpretazione, questa mossa rappresenta una reazione o una provocazione politica nei confronti di Bruxelles, legata al tentativo dell’Italia di sospendere il sistema europeo di scambio delle emissioni (Eu Ets), che finora non ha trovato accoglimento da parte della Commissione e della maggioranza degli Stati membri”. Lo scrive il co-fondatore e direttore esecutivo del think tank sul clima Ecco, Luca Bergamaschi.
Dl bollette, i contenuti del provvedimento
Le misure – varate dal governo prima dello scoppio della guerra in Iran – stanziano 5 miliardi di euro per ridurre le bollette delle famiglie più in difficoltà, con 115 euro per chi ha Isee fino a 10mila euro, e per le imprese. Montecitorio introduce novità per fronteggiare i rischi di una nuova crisi energetica e allunga la vita di 13 anni alle centrali a carbone, la fonte fossile più inquinante. Il provvedimento va convertito in legge entro il 21 aprile.
Le misure contenute nel Dl bollette
GLI AIUTI PER I CONSUMATORI. Le 2 milioni e 640mila famiglie economicamente vulnerabili che già ricevono il bonus sociale elettrico, ottengono anche un contributo straordinario di 115 euro nel 2026, per un totale di 315 euro. Gli aiuti per questi nuclei sono estesi anche al teleriscaldamento. Per le altre famiglie con Isee fino a 25mila euro c’è la possibilità di avere contributi volontari a carico dei venditori.
CARBONE PIU’ A LUNGO. Viene prorogata al 2038 la dismissione delle centrali a carbone che avrebbero dovuto essere chiuse entro il 2025 (a eccezione di quelle della Sardegna) secondo il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima.
UN FRENO AL TELEMARKETING. Scatta il divieto di chiamate e messaggi commerciali indesiderati su energia e gas. I contatti telefonici dovranno inoltre essere effettuati da un numero che identifichi univocamente il professionista.
I RISPARMI PER LE IMPRESE – Tagli degli incentivi per gli impianti fotovoltaici e di quelli per biogas e biomasse serviranno a ridurre le bollette per le utenze non domestiche. Inoltre il gas stoccato nella crisi energetica del 2022 sarà rivenduto sul mercato per abbassare i prezzi delle bollette per le industrie energivore. E a ridurre i costi per le aziende contribuirà anche un aumento dell’aliquota Irap per le aziende del comparto energetico (dal 3,9% al 5,9%) per il 2026 e 2027.
RINNNOVABILI. Vengono promossi contratti di lungo termine per l’energia rinnovabile per le imprese e consentita l’adesione alle comunità energetiche delle persone fisiche, anche nell’ambito dei condomini.
LE ASTE UE SUL CARBONIO. I costi per la tassazione europea delle emissioni Ets e per il trasporto vengono scorporati dal gas usato per la produzione elettrica e spostati sulle bollette dei consumatori, allo scopo di ridurre il costo dell’elettricità, che è legato a quello del gas. La misura entrerà in vigore nel 2027, ma è subordinata all’ok della Ue. Un’altra novità sugli Ets prevede che i proventi del sistema siano destinati anche al trasporto merci.
AUTORIZZAZIONI PIU’ VELOCI. Viene sbloccata la presentazione a Terna di domande di nuovi impianti di rinnovabili, eliminando la cosiddetta “saturazione virtuale della rete”. E arrivano procedure autorizzative più veloci per i centri dati.